Il respiro è il processo che definisce la vita stessa di ogni individuo e segna l’entrata nel mondo extrauterino del bambino, mentre la sua cessazione sancisce la morte di un individuo. Il cuore dell’embrione è il primo organo a costituirsi, ed esso, perfezionandosi attraverso i mesi della gestazione, svolge le sue funzioni già dopo le prime settimane. I polmoni sono l’ultimo organo a formarsi e, di fatto, nel periodo di vita fetale non possono svolgere la propria attività. All’inizio del nono mese il bambino, pur non essendovi aria, inizia a fare i primi movimenti respiratori, stimolando l’utilizzo del diaframma ed i muscoli toracici.

Per quanto ancora non sia certo il processo per il quale, in un dato momento, inizi il travaglio, sembra avere al centro i polmoni. Alcune teorie scientifiche sostengono che il motore propulsore del parto siano i polmoni del bambino che, una volta completamente formati, secernono un enzima che, assorbito dalla madre attraverso la placenta, favorisce la produzione nel corpo materno della prostaglandina, che provoca le contrazioni. Altri studi teorizzano che quando i polmoni del bambino hanno concluso la propria formazione e sono pronti per respirare le surrenali del nascituro producono ormoni capaci di provocare le contrazioni materne. Un’altra teoria ritiene che, quando il bambino è pronto alla nascita, ed alla ossigenazione indipendente, l'ipofisi della madre secerne l'ossitocina, l'ormone che stimola le contrazioni. È piuttosto evidente che, per quanto non del tutto chiaro, il momento della nascita venga determinato proprio dai polmoni e proprio dalla respirazione, ossia da quell’unica funzione che ancora nel grembo materno non è stata espletata. Tutti gli altri organi, infatti, hanno da tempo iniziato ad espletare i propri compiti, dal cuore, allo stomaco, milza e pancreas, i visceri, i genitali, i reni, fegato, cistifellea, e ovviamente il cervello. Il bambino è totalmente formato, si muove, beve, urina, digerisce, espelle, sogna, ride, le ghiandole endocrine secernono ormoni, i genitali hanno già una attività che produrrà la futura vita sessuale del bambino, ma ancora il bambino non respira autonomamente. E per respirare il bambino deve uscire, per respirare il bambino deve nascere. E’ veramente entusiasmante pensare che nel momento in cui il processo di formazione si è concluso e i polmoni si sentono pronti per respirare il corpo della madre, insieme al bambino, inizi il processo del parto: la vita esce dal mondo subacqueo e si sviluppa sulla terra emersa, nel mondo dell’Aria. Ed il primo respiro è il primo grande atto dell’esistenza, è un atto potente, strabiliante, straordinario, è l’espansione, è il grido prepotente dell’esserci, è la voce assertiva del divenire, è il desiderio, è la vita che esplode facendo irruzione nel bambino, è il Soffio che entra spalancandogli i polmoni. In quell’attimo, dopo nove mesi, il bambino per la sua prima volta respira. Come emergendo da una apnea prolungata, quell’atto inspiratorio diviene un momento di libertà, un atto di indipendenza una sensazione di sopravvivenza che si reitera ad ogni respiro per tutta la vita. Il primo respiro è lo schianto, è il fragore, è l’urto immane, sconvolgente, esilarante della vita che emerge dagli abissi e travolge in una sensazione nuova, inspiegabile, sconosciuta. Il primo respiro è un respiro assoluto, è un respiro che non si esaurisce nel primo ciclo, il primo atto inspiratorio si estende, e risuona attraverso il ritmo di tutti i cicli a seguire. Il primo respiro attraversa l’intera esistenza, si dilata e si unisce soltanto con l’atto che lo esaurisce, l’ultima espirazione, a cui non sopravvive. Quel soffio, entrato nel momento della nascita, si estingue. Inspirazione ed espirazione assolute, gli istanti che sanciscono l’esistenza di ognuno di noi. Prima e dopo, i nostri processi di formazione e decomposizione.

Il respiro non è soltanto una meccanica fisiologica che permette l’ossigenazione del sangue. Il respiro è una dimensione psichica è una realtà simbolica, è una possibilità intellettiva. Il respiro è la vita stessa nel suo fluire ciclico attraverso le sue fasi, i suoi significati e le esperienze che crea. Il respiro è una possibilità dell’essere, ed è il mezzo per imprimere nella massa la nostra impronta psichica e percepirla. Noi siamo il nostro respiro. Noi viviamo costantemente nel nostro respiro, nel movimento diaframmatico tra l’area dei visceri e l’area del cuore. Il ritmo interno modula costantemente il nostro essere in un rapporto costante con il nostro sentire ed il nostro pensare. Il respiro ritma le nostre parole, il deglutire, il pianto il sonno. Il respiro è l’elemento mobile, dinamico, versatile che comunica tra i nostri aspetti li integra in un continuo amalgamare e dissolvere. Il respiro è il messaggero degli dei, il mercuriale, rapido, volatile, trasmettitore di informazioni. Il respiro è comunicazione, è scambio incessante tra interno ed esterno, è la sensazione del nostro essere nello spazio, è quel confine mobile, poroso, tra l’io e l’altro. È il rapporto costante tra il dentro e il fuori, entrare ed uscire, prendere e lasciare, aprire e chiudere. È la parete permeabile che ci crea il contatto e ci scuda. È il ritmo, il senso del tempo, il senso ciclico.

Il respiro è l’infinito movimento interno che rivolge, trasforma, connette, nutre. E’ l’onda instancabile, è espansione e contrazione. La nostra consapevolezza ed il senso di noi stessi è perennemente intrecciata al respiro che sollecita ed evidenzia il movimento psichico e lo stato emotivo. Il respiro è il fattore dinamico che esprime i moti psichici, ed il diaframma è l’espressione fisico corporea di un flusso intangibile. Il diaframma si muove all’interno della psiche, ne manifesta gli stati. Nella condizione comune di inconsapevolezza e superficialità non sappiamo capire la profondità sistemica della respirazione e le connessioni profonde con la percezione dell’io e con l’elaborazione delle sensazioni. Ma il respiro è profondamente intrecciato a tutta la vita fisica ed emotiva, le attraversa entrambe, le sostiene, le esprime, nulla sarebbe pensabile senza questa forza così trasversale e permeante.

Il respiro è un processo intrigante e contiene la legge degli assurdi e delle contraddizioni.

Ad ogni respiro si rinnova il processo di nascita, di manifestazione, di crescita. Nell’inspirazione si esprime la forza espansiva, la spinta all’esterno, il piacere del contatto con il mondo in una condizione di affermazione di noi stessi, in un momento di dilatazione ed espansione del torace. Nell’espirazione si esprime la forza di contrazione, di ritorno all’interno, di ripiegamento silenzioso, di discrezione in cui il torace si rilassa e l’espressione dell’io è mite. L’espirazione porta con sé il principio del lasciare andare, dell’abbandono, del separarsi, e propone costantemente il senso del deflusso, dello scivolare, del defluire. E se l’inspirazione è nascita, espirare è morire. Se espirare significa morire, morire è semplicemente espirare l’ultima volta.

Nel respiro si susseguono costantemente nascita e morte in un ritmo inarrestabile, inequivocabile. Esso diventa un’esperienza psichica, un’esperienza mistica, unica e simbolica che, se compresa, sa portare lontano.