Le tradizioni antiche, orientali ed occidentali, riconoscevano nel respiro il Soffio Vitale che origina e mantiene la Vita nella materia. Il Respiro acquisiva virtù spirituali, divine, o di potenza universale, ed in esso si osservava una forza della natura che agiva nei corpi di tutti gli esseri che respirano. In realtà, sotto forme più o meno evolute e sofisticate, riconoscevano che tutte le forme della natura erano dotate di respiro, e tutti gli esseri organici ed inorganici erano soggetti a questa immensa forza della Respirazione.

Il concetto meccanicistico del corpo e dei processi della natura ha totalmente indebolito la concezione spirituale della realtà, fino a confinarla in alcuni ambiti di pratiche esoteriche, generalmente malcomprese e ridicolizzate, o in alcuni studi di filosofia e mistica, totalmente antropologizzate e storicizzate dai frequentatori stessi di quel sapere.

L’evoluzione scientifica sembra, pertanto, cadere in una contraddizione in termini, che forse soltanto le ultime teorie della fisica quantistica sembrano superare, contraddizione di non facile soluzione, che vede, da un lato un approfondimento della conoscenza del corpo, della materia, del funzionamento fisiologico, chimico, bioelettrico e nervoso, dall’altro una perdita completa del valore semantico e simbolico dei processi naturali, da cui deriva la totale sconnessione e dissociazione tra aspetti fisici-tangibili-poderabili e aspetti mentali, psichici, spirituali, appartenenti progressivamente ed in misura crescente, alla sfera del possibile, improbabile, aleatorio, mistico, fideistico.

Questo tentativo di razionalizzazione del sapere e sistematizzazione delle verità scientifiche hanno determinato l’impoverimento delle facoltà dell’individuo che vive perennemente in una profonda e grave dissociazione interna, tra corpo e mente, ed esterna, tra sé ed il resto del cosmo.

La scissione, inevitabile prodotto di una mentalità tecno-scientifica, causa una riduzione enorme sia delle facoltà percettive e sensoriali, sia delle facoltà cognitive ed immaginative, con ovvie ripercussioni sulle condizioni generali degli individui, che vivono in modo molto limitato le proprie capacità fisiche, mentali e spirituali, con grave danno allo stato di salute psicofisica.

Il Respiro (vayu) è il ponte di congiunzione tra queste due sponde lontane che sembrano non poter comunicare.

E’ lo strumento in grado di ricucire lo iato profondo che esiste tra corpo e mente e tra individuo e natura.

Nella tradizione dello Yoga, che non a caso significa Unione, il Respiro è l’elemento centrale ed è lo strumento per eccellenza. Tutte le tecniche dello Yoga si sviluppano e si raffinano nei millenni, proprio intorno alla pratica del Respiro, che viene studiato, analizzato, osservato, ascoltato, prodotto nelle sue innumerevoli modalità, ognuna genitrice di una sensazione, di un processo fisico, o di una alterazione mentale. Lo studio dettagliato delle combinazioni del respiro all’interno di forme corporee, unitamente a tecniche di concentrazione della mente, ha condotto ad una elaborata e sofisticata scienza psicofisica, che permette, attraverso tecniche, l’approfondimento della conoscenza e del controllo del proprio spazio corporeo e l’evoluzione delle proprie capacità mentali.

Nella tradizione sanscrita è celebre il detto “Dove va la mente(Manas), va il respiro (Vayu) dove va il respiro va la forza vitale (Prana).

Se analizzato, l’aforisma sanscrito spiega, in modo molto elementare e chiaro, la centralità e la funzionalità mentale e del moto respiratorio, che diviene il veicolo attraverso cui muovere attivare, sviluppare, controllare la forza vitale o Prana.

Dietro la predilezione del respiro vi sono, ovviamente, ragioni di carattere sia scientifico che spirituale; e benché in una concezione olistica non abbia senso separare i due aspetti, come non avrebbe senso scindere il suono di una parola dal suo significato, si tenterà di affrontare una disamina degli elementi.

Il respiro è un processo fisiologico che similmente a tutti gli altri processi vegetativi è controllato dal sistema vegetativo autonomo, ma diversamente da tutti, può essere modificato attraverso il sistema nervoso centrale, con un intervento della volontà mentale. Questa specificità fa sì che il respiro sia uno strumento molto versatile: si manifesta nel corpo ed è immateriale, è un elemento fisico, ma risente ed esprime la vita emotiva, nutre il corpo, chiarifica la mente, appartiene al sistema involontario, ma può essere modificato a piacimento attraverso un atto di volontà. Proprio per questa caratteristica il respiro è utilizzato nelle tecniche dello yoga, in quanto lo sviluppo di un respiro controllato, consapevole, “volitivo”, permette alla mente di condizionare tutti gli altri ritmi vitali che, in quanto vegetativi, non le sono altrimenti accessibili.

Il respiro è un processo fisiologico attraverso cui l’individuo, in continuo contatto con l’esterno, mantiene in vita le proprie cellule, ossigenandole. Attraverso la respirazione, l’organismo fissa l’ossigeno nel sangue che passa attraverso i tessuti polmonari, e restituisce l’ossido di carbonio proveniente dalla attività cellulare.

La nostra respirazione è, quindi, la respirazione delle nostre cellule.

La respirazione degli individui è generalmente molto limitata e pressoché superficiale, disattenta e discontinua. Una implicazione evidente di questa insufficienza respiratoria è proprio la malnutrizione dell’organismo e la sua intossicazione dovuta al maggior ristagno di anidride carbonica nelle cellule.

Condizioni di cattiva ossigenazione interna portano ad una serie di squilibri a tutti gli apparati corporei, da quello circolatorio a quello digestivo, linfatico e nervoso.

Ma la respirazione, sia per il processo catabolico che sostiene, sia per ragioni di natura di dinamica muscolare, svolge, all’interno dell’essere umano, un ruolo molto più complesso e affascinante, che non si conclude con la sola analisi al microscopio del processo di cui è responsabile l’emoglobina.

La dinamica della respirazione è sostenuta dal muscolo orizzontale, toracico del diaframma, che, a differenza di tutti gli altri muscoli, di forma allungata, presenta una forma a cupola e circolare. Il diaframma ha i propri punti di ancoraggio su tutta la circonferenza toracica e su alcuni tratti interni della spina lombare, dorsale e cervicale. La particolarità del diaframma, oltre alla sua stessa forma, è che si tratta di un muscolo controllato direttamente dal centro cerebrale della respirazione. La funzione del diaframma è proprio quella della propulsione della respirazione. I polmoni di per sé non respirano, si è detto che infatti il respiro è delle cellule, e di per sé i polmoni non effettuano alcun movimento volontario di espansione e contrazione: è il diaframma, che attraverso un movimento di contrazione verso il basso, provoca una depressione interna, cui consegue l’entrata dell’aria all’interno dei polmoni. Il diaframma è il motore della respirazione, i polmoni, attaccati alla cassa toracica attraverso il Pleura, sono i contenitori dell’ossigeno.

I muscoli espiratori si attivano in modo alternato al diaframma essi sono i muscoli pelvici ed addominali.

Per una respirazione ottimale è evidente l’importanza che rivestono la mobilità del diaframma, muscolo generalmente rigido e la tonicità degli addominali profondi, muscoli spesso ipotonici.

La pratica dello Yoga parte proprio dal respiro perché, riportare il respiro ad uno stato di equilibrio, equivale a dire, e presuppone, sviluppare l’equilibrio e la salute a tutti i livelli, circolatorio, metabolico, digestivo-escretorio, posturale, nervoso, emotivo e cognitivo.

Il respiro stringe con la Mente un rapporto molto particolare. La mente, discontinua, agitata, distratta, estrovertita procede, nella nostra esistenza, lungo un proprio binario che raramente, soltanto in caso di dolore o ansia, ristabilisce un contatto con lo spazio corporeo e con la dimensione del respiro. E’ il momento in cui il corpo fa lo strenuo sforzo di richiamare l’attenzione della sua “Domina”.

La concessione di attenzione dura poco, generalmente il tempo che antidolorifici e ansiolitici impiegano per produrre il loro effetto calmante. Dopo di che la Mente sgravata da scocciature, è libera di tornare alle proprie Pre-occupazioni.

Nello Yoga, invece, l’ascolto e l’osservazione del respiro sono mezzi attraverso cui educare la mente, rendendola presente e concentrata all’interno del corpo. Lo sviluppo della consapevolezza del corpo ricrea, ovviamente, quelle condizioni di unità a cui si faceva cenno sopra, sviluppando nell’individuo una maggiore conoscenza del corpo, un maggior controllo, e pertanto un più stabile stato di calma che si traduce in salute.

Ma ciò che è interessante notare è il processo che si mette in atto. La Mente (manas), se legata al respiro, si mantiene concentrata nel corpo. Il respiro educa e disciplina la mente agitata. Una mente calma ed esperta nell’ascolto del respiro, si scopre essere la dominatrice del proprio spazio corporeo e diviene colei che conduce il respiro ovunque essa voglia. Dentro e fuori i confini del corpo materiale. Il respiro veicola la mente, la mente conduce il respiro. Laddove finisce il respiro … incomincia il Prana.

La forza vitale è La Vita stessa, la forza propulsiva che presiede a qualsiasi processo vivente e in evoluzione. In sanscrito è detta Prana, ed è la forza sottile che ci sostiene e che ci mantiene in vita, è la forza primordiale che permea tutto l’Universo e che attraversa tutte le forme e tutte le sostanze.

Le tecniche dello Yoga mirano, attraverso il respiro e la mente, alla conoscenza e allo sviluppo del Prana, per imparare a controllare ed armonizzare il flusso della Vita.