Le antiche concezioni cosmologiche si fondano sul principio dell’unità universale. L’universo nasce come emanazione della mente divina che, da atto meramente volitivo, diviene manifestazione materiale. Il Cosmo si costituisce di un'unica sostanza primordiale che sottende, nella sua forma immanente ed essenziale, a tutte le differenziazioni che compongono la Natura. Oltre gli innumerevoli volti ed oltre i più disparati aspetti che la Vita assume, questa materia si stende in ogni atomo dell’universo sottoforma di linfa che pervade ed anima l’intero creato. La manifestazione oggettiva è dunque l’espressione materiale, limitata e parziale di una unità soggettiva ideale e perfetta che continua a risiedere oltre le spoglie del mondo tangibile.
Questa unità è la mente divina, è la Coscienza cosmica che, nell’attimo del passaggio da ideale a fisico, da pura immaginazione ad atto concreto e materiale, subisce l’onta della dimenticanza: la Coscienza, totale sapienza dell’essere, entrando nel corpo del mondo perde la coscienza di sé. Essa si frammenta in infinite coscienze, in innumerevoli esseri, in mutevoli sostanze, sigillandosi all’interno di una piccola identità, che non sa più riconoscersi come parte di una unità totalizzante. Nell’attimo in cui si incarna, la coscienza oblia la propria essenza divina e si pensa anima di un ente isolato.
Entrando nella dimensione mondana, l’Eterno, l’Infinito e l’Onnipresente si snaturano, sottoponendosi alle leggi della necessità. Con il corpo nasce il tempo, lo spazio e il ritmo. Incarnandosi nell’immenso corpo del cosmo, la Coscienza si disperde ed origina la nascita, la caducità, la morte e la trasformazione – l’alternarsi inesorabile su cui si ritma il perpetrarsi dell’esistenza.
In tutti i suoi spazi ed in tutti i tempi, l’universo procede regolato dagli stessi principi e dalle stesse forze e risponde alle medesime leggi. Per questa identità profonda, il microcosmo ed il macrocosmo, l’uomo e l’universo, non sono altro che il riflesso l’uno dell’altro su piani dimensionali differenti. L’universo e l’uomo rappresentano la frammentazione dell’unità originaria, sono la dimensione della molteplicità e della diversità che è insita nel manifestarsi della potenza del principio creativo, il quale, nel momento stesso in cui si attua, genera gli opposti, le polarità, le contraddizioni, il limite.
La ricerca della Conoscenza implica il viaggio a ritroso che conduce dalla differenziazione all’unità primordiale, attraverso un progressivo lavoro di conciliazione degli opposti ed annullamento delle contraddizioni, per entrare in una dimensione che preveda la totale complementarietà delle polarità. E’ la dimensione in cui si realizza la pienezza dell’essere, la sua totale libertà, l’integrazione della propria personalità.
Ricomporre la pluralità nell’unità significa portare la materia - l’uomo - alla perfezione, verso il suo stesso punto di origine, oltre il suo stato limitato e finito della manifestazione materiale.
L’identità sostanziale tra micro e macrocosmo è la sapienza basale del pensiero ermetico, che scaturisce in forma compiuta dalla Tavola di Smeraldo di Ermete Trismegisto, il tre volte grande. L’intero e possente pensiero ermetico - tutta la sapienza umana nelle sue più svariate sfumature e sfaccettature - è condensato nel semplice enunciato “in alto come in basso … in basso come in alto … per perpetrare il miracolo della cosa Unica”. In queste parole, così poco forbite, così poco erudite, è celata la più alta forma di conoscenza umana, quella che apre all’adepto la via della perfezione e la via della guarigione.
“Tutte le cose sono nell’Universo” - traduce Giordano Bruno - “l’universo è in tutte le cose”. Mentre Paracelso scrive “Il Macrocosmo e l’uomo, (il Microcosmo) sono una cosa sola. Sono una costellazione, un’influenza un respiro, un armonia, un tempo, un metallo, un frutto”. L’adepto - Yogi, alchimista o mago – ha il compito di osservare la natura, leggere nelle sue pagine, studiarla a fondo in ogni sua minima parte, per capire i processi che la determinano. Intraviste le leggi della creazione, dell’evoluzione e della trasformazione, osservata la struttura dell’universo, comprese le leggi della natura, percepite le forze che dominano il mondo, l’adepto scopre le corrispondenze tra le varie parti del cosmo: conosce il corpo, la mente e lo spirito e capisce l’inserimento dell’individuo all’interno del sistema sociale e delle gerarchie universali. Ma, soprattutto, ha riconosciuto i principi che reggono la struttura dell’intero creato ed ha forgiato gli strumenti per poter entrare nel processo creativo e rigenerativo.
La ricerca della verità riflette e si sposa con la ricerca del benessere, che nella sua forma massima è lo stato di armonia e di felicità. Una felicità realizzabile soltanto in uno stato di totale equilibrio e compenetrazione dei propri piani esistenziali.
Lo sforzo dell’uomo eroico è, dunque, quello di conoscere, oltre le contraddizioni, oltre i limiti, oltre il proprio egoismo, e divenire padrone assoluto del proprio pensiero e del proprio corpo, sottraendosi alla deviante forza del condizionamento. Ma la conoscenza ed il dominio di se stessi, passa, necessariamente, attraverso il riconoscimento nella natura: ciò che lega l’essere al creato, è un rapporto di identità e non di alterità.
Riconosciutosi come cellula del mondo, l’uomo può scoprire in sé l’intero progetto architettonico che sorregge il creato, di cui egli è una parte, ma che egli contiene in toto - in virtù del principio dell’Uno per il Tutto. Il seme uomo è il lucido riflesso di strutture cosmiche complesse così come nel seme dell’uomo già è racchiusa l’intera progettualità di una esistenza intera.
Cielo e terra, non sono poi così lontani, cielo e terra non sono poi così incomunicabili: una catena d’oro pende dal cielo - l’aurea catena omerica - la quintessenza dell’universo. L’Uno che penetra e costituisce equamente, indistintamente, il Tutto.
Risalire il flusso della corrente vitale è lo sforzo immane di colui che risale il fiume … appagato nella sua fatica dall’immenso oceano che si stende oltre la fonte. E’ l’oceano del Qi cinese, l’uovo cosmico del pensiero alchemico, è il brahamananda degli indiani. Entrato nella grande placenta universale, l’essere nuota nel liquido amniotico creatore del mondo, oltre la dimensione percettiva dei limitati sensi dell’umano.
Oltre quella dimensione si annullano le distinzioni e le opposizioni che appartengono tutte all’aspetto materiale, pesante e grossolano dell’esistenza. Colui che non si ferma al guscio esterno del mondo potrà comprendere e percepire la forma d’essere più sottile, colui che non vive semplicemente sul piano della propria corporeità, cui rispondono grossolanità dell’anima e pesantezza mentale, potrà esperire nell’individualità cosciente, la potenza, la forza, la Vita che si esprime oltre il velo del sensibile. Allora l’adepto ha l’accesso al significato contenuto nel libro della natura, ed ha la facoltà di intervenire nei processi di trasformazione. Vita morte rinascita, Salute malattia guarigione.
Secondo l’antica concezione antropologica, l’arte del guarire discende direttamente dall’arte della divinazione, essendo la facoltà medica una conoscenza suprema, che postula la conoscenza della natura e la conoscenza dell’anima umana. Poter curare se stessi e gli altri secondo i dettami di millenarie tradizioni significa, per prima cosa, acquisire l’antica forma mentale olistica per cui l’uomo è inserito nell’universo ed interagisce con esso attraverso relazioni di simpatia. L’uomo agisce nel mondo non più di quanto esso stesso sia agito dalla natura, dalle forze del cielo e della terra, dalle innumerevoli forze e proprietà che sono racchiuse in ogni elemento che la natura crea.
Compresa la complessità dell’universo e dei numerosi ingranaggi e meccanismi, forze e influssi che provengono da ogni dove - dall’alto dal basso, da dentro e da fuori, elettricità, campi magnetici, reazioni chimiche, alta e bassa pressione, agenti atmosferici, flussi vitali, cicli lunari e solari, ma anche, forze emotive, dinamismi ed inerzie, attività o passività, equilibri alimentari, corporei, relazionali o creativi – non si può che ammettere l’estrema delicatezza dell’individuo e l’inevitabile instabilità del suo stato di salute e di armonia, sempre così alterabili, sempre così vacillanti sotto i colpi di fattori contingenti che lo portano lontano dal proprio centro e lontano dal suo giusto ritmo.
Mantenere o riconquistare uno stato di salute significa conoscere la natura e imparare a capire ciò di cui ognuno è costituito, al fine di accordare se stessi armonicamente con il Tutto, rispettando equilibri e proporzioni, misure e qualità. Il benessere, inteso nel suo senso più profondo e totale, è un’arte eccelsa, difficile da imparare e ancor più da praticare. E’ fra le arti la più sofisticata, quella che restituisce all’uomo la sua dignità e la sua sacralità: quella che fa dell’uomo un capolavoro.


Ludovica Colli