Innumerevoli volte ci siamo sorpresi ad osservare i percorsi della nostra esistenza. Quante volte avremo esperito l'impotenza dell'immobilità come se dovessimo sprofondare in sabbie mobili, e quante altre avremo sentito la frustrazione di un percorso che si avviluppa su se stesso come un vortice, come un circuito che ci costringe a girare come giostre! Ogni volta in modo diverso ci siamo sentiti come piccole imbarcazioni, sospese ed immobili in un attimo di bonaccia, o in balia di indomabili correnti oceaniche, impotenti di fronte alla forza terribile ed imperscrutabile del Destino. Ogni volta ci ha colto la sensazione inquieta di non possedere il timone della nostra esistenza e di vagare nell'immenso oceano della vita senza una meta, o senza conoscere le indicazioni delle stelle perché esse ci facciano strada! Quanto diventa bizzarro seguire l'irregolare andamento delle nostre strade! Quanti tratti ci sembrano così assolutamente lineari, consequenziali ad una sottesa logica di fondo, ma quanti altri, inaspettatamente, si presentano confusi, tortuosi, involuti, come labirinti senza uscita. Seguendo l'intricato labirinto delle nostre scelte, tentando di dirimere il groviglio dei nostri anni, degli avvenimenti, degli incontri, degli affetti, dei desideri, degli sbagli o delle scelte giuste, o più probabilmente in un fugace, estemporaneo, attimo di rimembranza di un'immagine del passato affacciatosi improvvisamente alla nostra mente, avremo avuto la netta sensazione di penetrare il senso profondo della nostra vita, intravedendo, seppure per poco, il senso di fondo che manovra il filo della nostra esistenza. Forse solo troppo raramente e forse troppo brevemente avremo avuto quell'attimo di lucidità nel quale si è stati persuasi che dietro a quanto capitato, dietro a tutto lo svolgersi degli accadimenti non vi sia stato il caso, un fato avverso ed estraneo, ma che vi sia sempre stata la propria mente. Come in ogni spettacolo, la mente occupa la poltrona della regia, che pensa, crea, determina ogni azione ogni sviluppo, tutto il divenire della storia. Tuttavia l'attimo di consapevolezza sfugge, e nuovamente i piani del divenire si confondono, e presto si perde la percezione dell'origine, della causa prima di tutto ciò che capita.

Dunque, recitando il pensiero indiano, potremmo dire senza paura che "Tutto è mente". Recepire il concetto razionalmente, teoricamente, non è operazione impossibile all'intelletto, ma comprenderlo, riconoscerlo esperirlo nella quotidianità pratica, fisica o emotiva diviene senza dubbio un lavoro più arduo per la mente stessa e per la coscienza. Questa frase così essenziale racchiude una densità altissima di significati complessi, in essa è l'assunto per cui ogni realtà effettuale esterna e concreta trova la propria causa e la propria origine nella mente, dunque in un processo di pensiero astratto che risponde ad un moto di volontà. In altre parole, in un momento di intimistica ricerca, di lucida riflessione, potremmo accorgerci all'improvviso che la nostra esistenza non è quel flusso esterno che ci travolge come piccoli gusci di noce su incontrollabili correnti, ma che è un'emanazione della nostra coscienza, o forse meglio, del nostro inconscio. All'improvviso potremmo avere la profonda percezione che noi siamo gli artefici del nostro Destino, lo influenziamo lo creiamo mediante le nostre aspettative, i nostri desideri, i nostri modelli di pensiero.

A quel punto sarebbe finalmente possibile eliminare il filtro - quello dell'estraneità del Destino - che per una vita ha stravolto i significati stessi del nostro divenire, per poter guardare a noi stessi ad occhi nudi, per quel che siamo, per ciò che abbiamo creato, per quel che ci siamo provocati. Il pensiero positivo è quel sistema che ci consente di riconoscere questo processo di proiezione, ma che soprattutto consente di acquisire le facoltà per poter gestire attraverso la propria mente gli accadimenti della nostra vita. Ma procediamo un passo alla volta!

Il primo passo verso la comprensione del pensiero positivo si compie nel momento in cui ci osserviamo da lontano, quando analizziamo quel che eravamo tanto tempo fa, quando eravamo diversi da ora, quando eravamo un'altra persona. E' una condizione umana diffusa, infatti, non saper osservare se stessi, ed essere lucidissimi nel giudicare l'altro da sé. Per la stessa ragione, quando il tempo, la vita, ci hanno modificato a tal punto da renderci Altro da quel che eravamo una volta, ci sembrerà molto più facile, seduti nella nostra nuova condizione psicologica, giudicare in modo spassionato quel che eravamo, cioè quel altro che non siamo più e che ci appare assolutamente diverso da noi. Quello è il momento in cui diventa anche molto più chiaro il senso dello svolgersi della nostra esistenza, ed il nesso causale tra lo stato mentale passato e gli eventi della vita: non senza problemi riusciamo ad ammettere quanto la realtà effettuale trovi la propria origine nell'atteggiamento mentale che ha determinato il processo. Insomma, non dovrebbe essere molto complicato riconoscere, quando ci guardiamo indietro che, quello che ci è successo, in fondo ce lo siamo cercati e, consciamente o no, lo abbiamo voluto o, quanto meno, è stato necessario o consono al tipo di persona che una volta eravamo!

A questo primo gradino nella ricerca della nostra consapevolezza, che si traduce con la capacità di operare attraverso il pensiero positivo, suggeriremmo un training mentale basato sulla rievocazione della nostra vita passata, scegliendo un episodio, un rapporto affettivo, un periodo o un concatenarsi di eventi. Porto la mia attenzione alla percezione che ho di quel me stesso lontano, in parte estinto, in parte ancora presente. Riporto alla mente la mia immagine, e tento di percepirla dall'interno, non come un'istantanea racchiusa in un album di ricordi, ma come se quell'istante fosse presente. Ne osservo i colori, gli odori, le forme, ed infine percepisco sulla pelle, nel mio stato emotivo, tutte le sensazioni legate al momento scelto. Con la mente torno ad uno stato passato, compenetrando in profondità il mio antico modo d'essere, senza distinguermi da esso, divenendo ciò che sono stato e che ora non sono più. Lentamente sento di scivolare in un abito familiare, da qualche tempo dismesso, ma che ancora riconosco come un qualcosa che a lungo mi è appartenuto. Dopo qualche istante si annulla la distanza, l'estraneità rispetto ad un me stesso di tempo fa, ed osservo il mio modo di percepire me stesso, gli altri, la vita. Osservo i miei costumi, le mie abitudini, le mie modalità relazionali, mai con distacco ma come attualità in cui sono immerso. In questo assorbimento nel passato ascolto i miei moti d'animo, le mie paure, le piccole ansie, le insicurezze, le aspettative, i desideri, i sogni, sento che tutto riaffiora, compresa la mia ingenuità su tante cose ancora da capire, riaffiora l'inesperienza, riaffiorano comportamenti, atteggiamenti mentali che appartenevano ad una mia altra epoca. Mi osservo nel presente trascorso, mentre vivo inconsapevole i giorni che si affacciano sul mio cammino, mentre mi domando tra preoccupazione ed entusiasmo ... cosa sarò da grande! Seguendo il ritmo del respiro, che si è fatto più profondo e lento, intimo e consapevole, sprofondo sempre di più nella mia dimensione del passato, avvertendo tutti i particolari che progressivamente riaffiorano alla mente dall'oscurità dell'oblio e della dimenticanza, e sull'onda del mio flusso interno, mi identifico con ciò che ero, e mi ascolto. Permango a lungo nell'immagine rievocata, lasciando che attraverso il respiro calmo ... sereno... profondo... sedativo di ogni moto brusco della mia mente ... gli effetti della memoria siano assorbiti dalla mia mente e dal mio corpo.

Da questa dimensione, ridestata dagli angoli polverosi della coscienza, mi riapproprio lentamente della mia individualità attuale, uscendo silenziosamente dall'immagine del passato, per entrare nella mia condizione presente. Non perdo, tuttavia, in questo passaggio temporale, la lucida percezione della mia antica identità, che ora osservo dalla mia nuova posizione nella mia vita, creando quel giusto distacco tra l'io presente che osserva e l'io passato che è osservato. In ogni respirazione percorro la distanza esistente tra ciò che sono e ciò che ero, in un andirivieni tra presente e passato a cavalcioni di inspiro ed espiro... misuro i miei percorsi, le distanze create e percepisco quanto mi differenzio da ciò che ero una volta, quanto ho camminato ... quanto sono cambiato! Nel mio continuare a sentire il mio respiro, il mio ciclico flusso vitale, osservo quanto gli eventi che mi separano dal mio passato siano il prodotto di quel mio modo di sentire, di quella abitudine mentale di una volta, che non poteva che tradursi nelle scelte, di fatto prese, e che non poteva che attirare, come un magnete, gli eventi che sono incorsi nella mia vita, che io stesso ho prodotto ma che ho percepito come meteoriti cadute dal cielo.

Ogni volta che guardiamo noi stessi al passato ci riconosciamo imperfetti, pieni di quei pregiudizi e limiti che finalmente abbiamo superato! Dentro di noi domina la profonda convinzione di esserci emancipati da quegli sbagli e, in fondo, da tutti gli sbagli: un'ulteriore possibilità di errore, infatti, non riusciamo ad immaginarla! E, ironia della sorte, qui sta l'errore! Senz'altro è vero: la Vita non si ripete. Gli errori vecchi, probabilmente, non ci assilleranno più, sia perché ora siamo in grado di neutralizzarli sia perché ormai non fanno più parte del nostro momento attuale: essi si sono manifestati solo in grazia di una determinata personalità: quella che eravamo! Ma in quanti altri errori dovremo inciampare, e quanti altri nodi dovremo sciogliere e ancora, quante altre difficoltà si dovranno superare e da quante altre malattie guarire!?1 Secondo il "Rinanubandhana" , una sorta di dantesca Legge del Contrappasso, le nostre azioni attuali derivano da semi precedenti, per cui ne consegue che le nostre azioni future derivano dal nostro essere attuale. Tutto ciò che abbiamo risolto non ha più la necessità di ripetersi, mentre continua a tornare e a riproporsi tutto ciò che ancora non abbiamo capito e risolto, i cui semi continuano a germogliare nel terreno fertile della nostra inconsapevolezza. Nel nostro giardino si susseguono ogni volta stagioni nuove, ognuna con le proprie erbe da estirpare ognuna con i propri frutti da cogliere, dove ogni elemento è il prodotto di un pensiero piantato nella nostra esistenza passata.